Tradizionalmente, per ottenere il risarcimento dei danni derivanti da condotte vessatorie sul luogo di lavoro, era necessario dimostrare la presenza di un vero e proprio fenomeno di mobbing, caratterizzato da comportamenti ripetuti, sistematici e finalizzati ad emarginare il lavoratore.
La giurisprudenza più recente, tuttavia, sta progressivamente superando questa impostazione particolarmente rigida.
Secondo gli orientamenti più avanzati, infatti, il lavoratore può ottenere tutela anche quando non sia possibile dimostrare un preciso intento persecutorio, purché emerga che l’organizzazione del lavoro o il comportamento dell’amministrazione abbiano determinato una lesione della salute, della dignità o della personalità morale del dipendente.
In altre parole, non è più indispensabile dimostrare l’esistenza di un vero e proprio “mobbing”, ma può essere sufficiente provare l’esistenza di un ambiente lavorativo oggettivamente dannoso o stressogeno.
Al centro di questa evoluzione vi è l’articolo 2087 del Codice Civile, che impone al datore di lavoro l’obbligo di adottare tutte le misure necessarie per tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei lavoratori.
La Cassazione ha progressivamente chiarito che tale norma non si limita a vietare comportamenti illeciti, ma impone una vera e propria attività preventiva e organizzativa finalizzata ad evitare situazioni di rischio per la salute psicofisica del personale.
Per il settore scolastico ciò significa che il Ministero dell’Istruzione e del Merito e le istituzioni scolastiche devono adottare tutte le misure necessarie per prevenire situazioni di stress lavoro-correlato, conflittualità, sovraccarichi di lavoro e condizioni organizzative pregiudizievoli.
Le situazioni che meritano un approfondimento legale possono essere molteplici:
In questi casi è fondamentale raccogliere tempestivamente la documentazione e valutare la possibilità di un’azione giudiziaria finalizzata al riconoscimento del danno subito.
Le recenti evoluzioni giurisprudenziali confermano come la tutela del lavoratore non possa più essere limitata alle sole ipotesi tradizionali di mobbing.
Oggi l’attenzione dei giudici si concentra sempre più sulla concreta lesione della salute e della dignità del dipendente, valorizzando il dovere dell’Amministrazione di prevenire situazioni lavorative dannose.
Gli Avvocati Antonio Rosario Bongarzone e Paolo Zinzi, da anni impegnati nella tutela del personale scolastico, hanno ottenuto numerose vittorie giudiziarie in favore di docenti e personale ATA nei confronti del Ministero dell’Istruzione e del Merito, contribuendo all’affermazione di importanti principi di tutela dei lavoratori della scuola.
Chi ritiene di aver subito un danno derivante da condizioni lavorative stressogene o da comportamenti vessatori può richiedere una valutazione preliminare della propria posizione.
È possibile inviare una richiesta di informazioni all’indirizzo ricorsiscuola.info@gmail.com oppure contattarci al numero +39 07761828062.
I docenti con contratto al 30 giugno o al 31 agosto, ma anche supplenti brevi e saltuari, possono recuperare gli importi non percepiti negli ultimi cinque anni attraverso il ricorso per la Carta Docente
I docenti precari con contratti al 30 giugno possono recuperare l’indennità sostitutiva delle ferie non godute fino agli ultimi dieci anni
Sul tema delle ferie non godute, lo Studio Bongarzone e Zinzi ha recentemente ottenuto importanti pronunce favorevoli anche dopo i più recenti interventi della Corte di Cassazione, confermando la persistente tutela dei lavoratori precari della scuola.